Medaglie, storie di grande sport e gare appassionanti, Milano-Cortina sta tenendo tutti incollati alla televisione ad esultare per i successi degli azzurri. Un successo per l’organizzazione dopo mesi di polemiche legate soprattutto ad alcuni impianti. Dall’arena Santa Giulia di Milano, fino allo Sliding Center di Cortina d’Ampezzo casa del bob, slittino e skeleton. In questo articolo faremo un focus proprio su questa struttura analizzando l’impatto energetico e i costi di gestione di un impianto così complesso domandandoci: quanto costa mantenere la pista di bob di Milano-Cortina 2026?.
Lo Sliding Center (costato 118,4 milioni di euro per realizzarlo in 13 mesi) è una sfida alle leggi della fisica ma anche una sfida di sostenibilità perché per mantenere una pista di ghiccio lunga 1.600 metri (1.800 se si includono le variabili di partenza) non è semplice. Oltretutto il sistema di refrigerazione di questo nuovo impianto non prevede l’utilizzo di ammoniaca preferendo soluzioni a basso impatto ambientale. Proprio lo smaltimento dell’ammoniaca è stato uno dei grandi problemi della Cesena Pariol, la pista di bob utilizzata a Torino 2006 e in disuso dal 2011 a causa degli alti costi di gestione.
I numeri dell’energia: un “frigorifero” a cielo aperto
Una pista da bob non è altro che un immenso sistema di refrigerazione che deve garantire una superficie ghiacciata perfetta anche con temperature esterne variabili. Ma quanta energia serve davvero?
Secondo i dati tecnici e le analisi delle associazioni ambientali, il fabbisogno stimato per il funzionamento della pista di Cortina è impressionante:
- 2.000.000 di kWh all’anno: è il consumo stimato per alimentare i compressori e il sistema di refrigerazione.
- 22 milioni di litri d’acqua: necessari ogni anno per la formazione e il mantenimento dello strato di ghiaccio.
- Costi di gestione: Si stima che la sola bolletta energetica e la manutenzione ordinaria possano oscillare tra 1 e 1,5 milioni di euro l’anno, una cifra significativa soprattutto se si valuta che i ricavi annuali sono stimati intorno ai 520.000 euro l’anno.
Perché i costi energetici sono così elevati?
Il problema principale risiede nella refrigerazione artificiale. A differenza delle prime piste del secolo scorso, oggi l’affidabilità del ghiaccio naturale non è più sufficiente a causa del surriscaldamento globale. Questo costringe a mantenere in funzione potentissimi refrigeratori (che utilizzano ammoniaca o CO2 come fluidi termovettori) per contrastare l’irraggiamento solare e le temperature sopra lo zero, sempre più frequenti anche a febbraio.
“Per garantire prestazioni, sicurezza e sostenibilità, la centrale da 4,4 MW utilizza – prima al mondo – il glicole come fluido refrigerante. Raffreddato nella centrale e distribuito attraverso una rete di tubazioni in acciaio – spiega il Ministero delle infrastrutture -, il fluido mantiene la superficie costante grazie a 33 stazioni di pompaggio e 77 zone di regolazione, che modulano la temperatura in base all’esposizione solare e alle diverse condizioni ambientali. L’impianto integra inoltre un sistema di recupero del calore, che riduce l’impatto energetico e alimenta il teleriscaldamento degli edifici di servizio, dello Stadio del Ghiaccio e della Palestra di Roccia: un modello di ingegneria avanzata e sostenibile al servizio dello sport”.
La sostenibilità di questa struttura resta uno dei nodi principali per quanto riguarda il Legacy Plan cioè il piano dell’eredità che lasceranno le Olimpiadi di Milano Cortina. Molte le polemiche e i dubbi sulla gestione dello Sliding Center soprattutto perché la pista di bob realizzata per Torino 2006 rimase inutilizzata e ora è uno scheletro abbandonato.







