El Niño “sta assumendo proporzioni gigantesche” e il pianeta si trova “in acque inesplorate, nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme”: è il segnale dall’allarme lanciato oggi dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. “La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme”. Le analisi evidenziano che il Niño sarà “molto intenso” ed è quasi certo che durerà fino a febbraio. Previsioni che preoccupano dopo un’estate in cui tra caldo torrido, inondazioni, trombe d’aria, grandine e bombe d’acqua anche l’Italia ha avuto grandi problemi da gestire.

Le conseguenze

“El Niño – avvisa Celeste Saulo, Segretaria Generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite al Guardina – ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo. Stiamo già assistendo a sconvolgimenti e devastazioni causati da siccità e inondazioni e prevediamo che questi impatti aumentino con l’intensificarsi di El Niño. Mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’OMM, abbiamo avviato una mobilitazione di tale portata con i servizi meteorologici e idrologici nazionali, che sono in prima linea nel fornire previsioni e servizi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza. Non c’è tempo da perdere”. E Niño sarà il più intenso degli ultimi 1000 anni.

Che cos’è il Niño?

El Niño è un fenomeno meteorologico naturale che si sviluppa nell’Oceano Pacifico. Si ripete in media ogni 2-7 anni e solitamente ha una durata da 9 a 12 mesi. Comporta un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale. I venti verso est, indebolendosi, permettono alle acque calde di spostarsi verso le coste del Sud America. Colpisce duramente le aree dell’Australia, Indonesia e Asia meridionale ma sta provocando un innalzamento delle temperature globali con piogge e perturbazioni dirette anche in Europa. Paradossalmente però gli inverni saranno più freddi e secchi al Nord. Resta comunque un territorio inesplorato perché El Niño non ha mai avuto queste proporzioni

Cosa sta succedendo?

A preoccupare è stata la formazione di tre uragani nell’Oceano Pacifico. La tempesta tropicale Marie si è trasformata in uragano nella tarda serata di mercoledì al largo della costa della Bassa California, allineandosi dietro agli uragani Karina e Lowell – entrambi classificati di categoria 4 – che si stavano dirigendo verso ovest attraverso il Pacifico. Tre uragani sono “sicuramente un evento raro”, ha dichiarato all’AFP Julia Cole, climatologa dell’Università del Michigan – come riportato dall’Ansa-. “Il riscaldamento causato da El Niño crea le condizioni per queste tempeste, che sono alimentate in gran parte dalle acque calde: quando il Pacifico tropicale è più caldo del normale, assistiamo a un aumento delle tempeste violente”, ha spiegato Cole. Lowell si trovava a circa 440 miglia (710 chilometri) a sud di Hilo, nelle Hawaii, e “si prevede che rimanga un uragano di grande intensità per i prossimi giorni” mentre si sposta verso ovest, secondo il National Hurricane Center (NHC).

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